posted by Buachaill @ 06:59 - domenica, 14 dicembre 2008
Lo hai deciso, lo hai fatto, l'hai lasciata che piangeva, l'hai sentita che piangeva. E tu niente, duro, tosto, deciso. Hai preso il bordo della pagina per girarlo, e lo hai fatto così violentemente che la pagina volevi quasi strapparla, addirittura.

Sei stato una settimana a chiederti quando sarebbe arrivata la botta. Ma non arrivava, non c'era. Ti chiedono "ti manca?" e tu, freddo, "no.".
Si sente proprio, il punto dopo il no.
"Ma come, nove anni...?"
"No."

A un certo punto, la botta arriva. Ma non è come te l'aspettavi. E' una botta di rabbia. Di risentimento. Ti dicono "ma lei soffre..." e tu, gelido, "non mi importa.".
Quello a cui pensi è un concetto semplice: devo rifarmi. Devo ripartire. Devo cancellare e riscrivere.

Annusi libertà. La aneli, la cerchi, la persegui, diventa la tua ragione di vita.
Rifuggi i legami, li aborri, anche se ne stringi di nuovi, bellissimi, forti, di amicizia.

Passano i giorni. Continui a correre, a vivere a tremila all'ora, perché sai che se rallenti precipiti. Un po' di alti e bassi, ma su, ci possono stare.

Succede però che torni a casa, dopo una bella serata con gli amici.
Nella tua nuova casa, non hai fatto altro che prendere le poche foto che avevi, guardarle l'ultima volta con indifferenza e chiuderle, anzi sbatterle, in un cassetto. Un'operazione pulita, asettica. Più facile del previsto. Accidenti, è così facile cancellare le persone?

Ma nella tua vecchia camera non l'hai fatto. Ancora.

Dici a te stesso "beh, è ora di far pulizia anche qua". E cominci.
Stacchi la prima foto dal muro. Beh, è facile.
Stacchi la seconda. La terza. La quarta. Cosa me ne faccio di questo peluche? Via, via. La quinta... dove eravamo qua? La sesta... sì, ricordo quando ce la scattarono. La settima la accartocci, le nocche bianche da quanto la stringi. L'ottava la strappi.

Alla nona ti scappa di pensare "quanto eravamo felici qua".

E precipiti.
Oddio, quanto fa male.
posted by Buachaill @ 06:59 - domenica, 14 dicembre 2008
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posted by Buachaill @ 23:53 - giovedì, 06 novembre 2008

Ma per quale motivo l'ultimo Montalbano è una mezza istigazione a tagliarsi le vene?

Ma se giro sugli MTV Europe music awards e trovo U2, Coldplay e Paul McCartney, poi ci rigiro dopo 10 minuti e trovo Tiziano Ferro e i Finley, posso chiedere i danni morali?

Ma com'è che sto provando da due settimane a farmi una cazzo di penna internet con la tim e na volta è chiuso, na volta si blocca il sistema, na volta non c'è linea, na volta non funziona la carta di credito?

Ma come si spiega che da inizio ottobre tra weekend al paesello e trasferte per lavoro sarò stato una decina di giorni a casa a Roma, eppure ho beccato la bellezza di cinque multe?

Ma come mai Fabio Volo mi sta irrimediabilmente sul cazzo?

Ma che vuol dire se c'ho cinque o sei post da scrivere e non riesco a partorirne uno che sia uno?

Ma perché sento che mi sta sfuggendo inesorabilmente qualcosa della mia vita di mano?

posted by Buachaill @ 23:53 - giovedì, 06 novembre 2008
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posted by Buachaill @ 19:38 - domenica, 26 ottobre 2008
Avrei dovuto festeggiare a Parigi, ma non s'è potuto.
Avrei dovuto spostare il suddetto viaggio al prossimo fine settimana, ma non si potrà.
Avrei dovuto rompermi definitivamente i coglioni (bonjour, finesse) di dover annullare progetti per cause terze, e per questo, vi dirò, ci stiamo lavorando alacremente.

Come regalo di compleanno mi sono comprato il biglietto per i Gotan Project, 2 dicembre a Roma. Non mi mandate da solo, su!
posted by Buachaill @ 19:38 - domenica, 26 ottobre 2008
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posted by Buachaill @ 23:24 - martedì, 07 ottobre 2008
Non sono mai stato una persona scaramantica.
Sono sempre passato senza problemi sotto le scale, mi piacciono i gatti neri, l'unica preoccupazione quando sono a tavola con altre dodici persone è che non basti il vino, se di giovedì 16 mi propongono di fare qualcosa l'indomani non mi preoccupo, non mangio le lenticchie a capodanno... insomma, ci siamo capiti.

Tuttavia, succede che ci sia una strana superstizione dentro casa mia. Tutte le volte che appoggiavo una stampella (o gruccia che dir si voglia) sul letto, se mia madre la vedeva correva immediatamente a toglierla, convinta del fatto che portasse male.
Non ho mai capito il perché e da dove provenisse questa sua credenza; probabilmente deve entrarci qualcosa il fatto che sia sarta. Ma non è questo il punto.

Stamattina, come al solito, apro l'armadio per perdere i canonici 20 minuti nello scegliere cosa mettermi (sì, sono molto femminile in questo). Mentre mi facevo il nodo alla cravatta e ragionavo sui massimi sistemi ("perché il Mentadent White Now puzza di pesce?" "è meglio quella della pubblicità del Campari (l'ultima, non quella con Salma Hayek, NdB) o la dottoressa Cameron di Dr. House?" "perché pago l'abbonamento intero a Sky se poi guardo solo Fox?" e robe del genere), ho visto nello specchio la stampella del vestito su un angolo del letto. Mi viene da pensare alla superstizione di cui sopra.

Mò piglio e la lascio là, mi sono detto.
Tanto per dimostrare che comunque non succede nulla, e poi che deve succedere?, ho continuato.
L'unica cosa che può andar male è che mi trovo una multa perché ho la macchina fuori posto, ma comunque se devo prenderla l'ho già presa e la stampella non c'entra comunque nulla, ho concluso. E giuro di averlo pensato davvero.

Esci, chiudi la porta, prendi l'ascensore, attraversa la strada.
Oh, e chi sono quei due con la giacca verde che girano intorno alla macchina?

"Ma no, scusi, sto andando via!"
"Eh no, l'ho appena fatta e non la posso annullare"
"...sostava sulle strisce a zigzag creando grave intralcio? Ma scherza? Ma se ci fa manovra un vagone merci! Su, sia buono, so che può annullarla"
"Eh no, guardi, se solo arrivava qualche minuto prima..."
"Ma scusi eh, me lo spiega dove dovrei lasciare la macchina? Io non do fastidio a nessuno mentre i posti per disabili sono occupati da macchine senza permesso! No no, non è retorica la domanda, me lo dica, dove dovrei metterla?"
"Eh, non sulle strisce a zigzag, a noi hanno detto di controllare le fermate del bus di questa zona stamattina"
"Ma và?"
"Beh, sono 36 euro, buona giornata"
"E su..."
"Buona giornata"
"Buona giornata sto par de palle" (questa non l'ho detta, ma l'ho pensata)

Dopo un rapido conto, sono arrivato alla conclusione che la multa me l'hanno fatta mentre lasciavo la stampella sul letto.


Io me la sono cercata, ma adesso ditemi voi se non faccio bene a far pagare la multa a mia madre. Eccheccazzo.
posted by Buachaill @ 23:24 - martedì, 07 ottobre 2008
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posted by Buachaill @ 04:45 - domenica, 28 settembre 2008
Non molto tempo fa scrivevi di Kierkegaard e della sua filosofia della scelta. Di come credevi di esserne quasi immune, di come ti sentissi capace di fare non solo la scelta giusta, ma di far diventare giuste tutte le tue scelte.
Sei sempre stato orgoglioso di aver saputo scegliere, nella tua vita. Di saper scegliere con decisione, senza doverci pensare troppo. Di saper perseguire con abnegazione le tue scelte. Di non sbagliare, di non uscire dai binari, di saper aspettare e fermarsi per guardare l'orizzonte più lontano e poi affermare, sicuro, "arriverò lì". E riuscirci, per poi guardare ancora oltre la siepe.
Non molto tempo fa scrivevi anche del significato dell'immagine di sfondo di questo blog, di come avessi, nell'andare, un passo spedito in una sola direzione nonostante il mare di nebbia di fronte a te.

Cazzate. Sono tutte cazzate.

Ci sono scelte che non sai fare. Decisioni che non sai e non vuoi prendere.
Un po' come nello spot della BMW. Anzi, esattamente come in quello spot: dopo tante sterzate decise, davanti a quell'ultimo bivio tu ti sei fermato e hai messo le quattro frecce. E aspetti.

Aspetti chissà cosa...
Qualcuno o qualcosa che dia un senso ultimo, un fine ed una fine a menzogne e sensi di colpa, a propositi avventati e repentine ritrattazioni, a cinici calcoli smontati pezzo a pezzo.
Qualcuno o qualcosa che ti liberi dal peso e che ti faccia smettere di trattare una persona come uno yo-yo da due soldi, lanciarla e riprenderla, buttarla via e poi ristringerla nella tua mano dopo averla strattonata indietro.

Il problema è che sai perfettamente che quel qualcuno può essere solo te stesso, e quel qualcosa deve essere il tuo coraggio.

Ma cosa vuoi fare? Cercare di uscirne "pulito"? Smettere perché vuoi che la vita ti dia nuove prospettive? Continuare per puro calcolo egoistico o per paura, o perché sai che alla fine vuoi darle e darti un'altra ennesima chance? Rimanere nel tuo limbo solo perché non sei più sicuro di niente, perché se ti guardi dentro vedi solo tanta confusione?


È vero, è tutta colpa sua. Ha cominciato lei, diresti come un bambino dispettoso dopo una marachella.
Ma glieli hai fatti pagare abbastanza i suoi errori, non credi?

È difficile, sì. Ma devi farlo. Scegli la tua destinazione.
posted by Buachaill @ 04:45 - domenica, 28 settembre 2008
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posted by Buachaill @ 02:44 - domenica, 28 settembre 2008
E ti pareva che non battezzavo pure Gargamella.

Adesso però qualcuno mi deve spiegare perché all'autoscontro, quando venivano le giostre in paese, non vincevo mai niente.


*Comunque, essere apostrofati in questo modo da un motorino sgarrupato di passaggio, mentre ti gratti la testa davanti al cofano tutto 'ngrifato della macchina e cerchi di capire cosa hai scassato, non ha prezzo...
posted by Buachaill @ 02:44 - domenica, 28 settembre 2008
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posted by Buachaill @ 20:58 - domenica, 21 settembre 2008
Un sabato mattina. Aria freddina, di quella che ti convince ad aggiungere una coperta, a restare a letto un pochino di più, che ti ricorda che è l'ultimo giorno dell'estate di questo 2008. Rumori di traffico dalla finestra, e ti stupisci ancora come possano sentirsi così nitidi anche al nono piano. Ti affacci.

Davanti a te palazzi, finestre, antenne, sullo sfondo di Monte Mario. In basso un viale alberato, ricco di vita, di rumori, di passi.

Scendi, vai verso la macchina. Decidi di perderti, fare un'altra strada che non sai. Non che ti ci voglia molto, ti basta uscire dai percorsi già battuti e conosciuti e in men che non si dica ti trovi a chiederti dove diavolo sei finito.

E giri, giri, palazzi, ponti, viali, strade, piazze, tram, negozi, autobus, turisti, bancarelle.
Ti distrai, ti becchi un "ndò cazzo stai a guardà???" da uno scooter che mancapoco ti viene addosso, ma a essere sinceri te ne frega fino a un certo punto.

Pensi a quante cose quest'estate ormai finita ha portato. E son davvero tante.

Pensi che chissenefrega del parcheggio che non c'è, chissenefrega del senso di precarietà che senti e dello stress del lavoro, chissenefrega che è l'ultima settimana che le hai dato, chissenefrega che devi prendere una decisione che non sai qual è quella giusta però ora lo sai però poi ci ripensi però dopo ancora ci ripensi di nuovo, ma chissenefrega di tutto.
 
E pensi che non te ne andrai via mai più. Pensi che chi vuole te ormai deve anche voler vivere dove vivi tu, e non è così banale come sembra. Pensi che la tua vita vuole essere legata ormai a filo doppio con questa città.
Te ne senti parte.

Anche se a questo punto ti rendi conto che ti sei perso davvero e che giri da due ore...

E mentre scrivi ti senti ridicolo, perché non sei mica il primo a scriverne e hai scritto un mare di banalità. E decidi di farla breve.

Mi sono innamorato di Roma, l'ho già detto?
posted by Buachaill @ 20:58 - domenica, 21 settembre 2008
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posted by Buachaill @ 19:22 - sabato, 13 settembre 2008
La prima cosa che ho notato del mio isolato (dopo l'enoteca, ovviamente, anche se visto che non mi piace bere da solo ho una bottiglia di Noà Cusumano aperta nel frigo da un mesetto e nessun superalcolico in giro per casa, ma si può???), quando mi sono trasferito, è stata che avevo il ristorante giapponese affianco.

Per di più, ci passo davanti tutte le sere al ritorno dal lavoro.

E passa una volta e butta un'occhio dentro. Uh, bel locale, d'atmosfera, tutto legno scuro, pietra, piante... fa molto feng shui.

E passa due volte e butta un occhio al menu. Ammazza, parecchia scelta. Ah, fa pure cinese.

E passa tre volte e butta un occhio alla cameriera. Uè, questi sò giapponesi davvero, mica come la pizzeria italiana a Dublino che offriva la pizza "margerita" di dimensioni poco maggiori delle pizzette findus alla modica cifra di 8 euro.

E passa quattro volte, e quasi quasi stasera non mi va di cucinare. Ma no và, che ho messo a scongelare le bistecche in frigo e poi mi si rovinano.

E passa cinque volte, e mò mi fermo.
Entro, e buonasera di qua, e buonasera di là, e questo è il menu del take away, e scelga pure con comodo.

- Vorrei un sushi take (6 sushi, 3 sashimi e 6 maki, cioè quei rotoli di alga con dentro riso e al centro pesce e verdure) e una bottiglia di asahi.

- Arrivano subito!

Si gira al ragazzo davanti al banco di preparazione e gli comunica l'ordinazione.
Nel frattempo parlavano tra di loro e sorridevano quando si giravano verso di me.
A mio parere mi stavano prendendo in giro (tipo "anvedi sto pinguino in giacca e cravatta"), ma vabbè.

Arriva tutto, barattolino di salsa di soia, bacchette, pago, saluto, esco, salgo a casa.

Dopo la consueta mezz'ora per mettermi tra le mani le bacchette in modo da mangiare tutto in meno di cinque ore, mi sistemo spaparanzato sul divano a mangiare mentre guardo la tv.

Adesso capita che nella vaschetta c'era il wasabi, che poi sarebbe quella salsa che sembra pongo verde che è piccante peggio dell'olio con i peperoncini ammollo.

Non mi si va a mettere dietro un pezzo di pesce.
Non lo vado a buttar giù tutto intero, quando un pizzico già basta a fare delle papille gustative ciò che Attila faceva con l'erba.

Secondo me volevano ammazzarmi. Chissà, vedendomi in giacca e cravatta tipo pinguino avranno pensato che ero uno della yakuza venuto a chiedergli il pizzo.

Vista annebbiata. Tutto il sistema respiratorio in fiamme. Dieci minuti di agonia pura.
Ora ne sono certo: l'aldilà esiste. L'ho visto con i miei occhi.
posted by Buachaill @ 19:22 - sabato, 13 settembre 2008
commenti (2)[popup] || commenti (2)inline || tags: me stesso, comiche, piaceri della vita
posted by Buachaill @ 01:28 - giovedì, 07 agosto 2008
Grazie a una felice combinazione di date e alla magnanimità dell'azienda, mi ritrovo cinque giorni di ferie regalate a cavallo di Ferragosto. In più, ho la libertà di scegliere autonomamente dove andare, dovendo e volendo viaggiare da solo.

Ora, bisognerebbe immaginare cosa succede quando uno vuole uscire a tutti i costi ma non sa assolutamente dove andare. Uno impaziente e con la smania di organizzazione, però. Insomma, dopo estenuanti sessioni di consultazione di google maps, del sito di zia Ryanair, di volagratis, di lastminute, di svariate decine di forum et similia, lunedì sera l'illuminazione.

Ma sì, in fondo volevi andarci da tanto tempo, di questi tempi si sta bene come temperature, è un bellissimo posto, non costerà poi così tanto, non fanno i problemi di un tempo per entrare, hai appena rinnovato il passaporto... ma sì, famo sta pazzia.

Signore e signori: San Pietroburgo.

Come mio solito parto in quarta: chiamo il consolato russo, mi rispondono praticamente di andare a cagare vista l'ora a cui ho chiamato, mando email a tutto spiano per il visto, trovo nel giro di due ore un'agenzia che ci pensa tutto lei (alla modica cifra di 150 euro, sti sciacalli), vado a vedere i voli e li trovo a una cifra ragionevole, mando qualche email per l'hotel.

Martedì l'agenzia mi fa sapere che, con procedura d'urgenza (e più quattrini) il visto arriverebbe venerdì. Abbondantemente in tempo per partire giovedì prossimo.

Oh, comincio a crederci. Già comincio a pregustarmi le passeggiate sulla Nevskij Prospekt, i capolavori e la magnificenza dell'Ermitage, la vita e la luce delle notti bianche.
C'ho praticamente i neuroni col colbacco che cominciano a ballarmi il casaciok.

Stamattina parto convinto per fare le prenotazioni. Mi siedo, accendo il computer, mi controllo la posta prima di prenotare il volo e pagare per il visto.

Uh, m'hanno risposto dall'albergo.

Gente, 798 (leggasi SETTECENTONOVANTOTTO) euri per 4 (leggasi QUATTRO) notti. La migliore offerta, precisiamo.

Più il volo che nel frattempo è aumentato del 50% arrivando a 412 euri.
Più 170 euri per il visto.
Più non è che posso campare a pane e vodka per cinque giorni.
Più varie ed eventuali.

Mi sa proprio che me ne torno a Dublino, mi sa.
posted by Buachaill @ 01:28 - giovedì, 07 agosto 2008
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posted by Buachaill @ 02:35 - lunedì, 28 luglio 2008
E poi c'è chi si chiede perché l'uomo è un animale sociale.

Durante quest'ultima settimana ho avuto modo, oltre che innamorarmi di questa città più di quanto non lo fossi già (e ne scriverò, oh, se ne scriverò), di rendermi conto di quanto siamo pesantemente dipendenti dai media e dalla tecnologia in generale (ma và?).

Tutto è cominciato esattamente domenica scorsa.
Non mi stancherò mai di ripetere quanto sono contento di essere passato al Mac, effettivamente è un sistema fatto talmente bene che, per fare danni, bisogna davvero essere idioti.
Ehm.
Fatto sta che mi sono ritrovato domenica sera col computer inservibile, e tutto perché volevo fare una partizioncina per installare Winzozz.
Mi si perdoni il francesismo, ma andasse affanculo lui, Guglielmo Cancelli e tutta la Micro$oft.
Ad ogni modo, decido di portarlo in assistenza all'Apple Store. Martedì scorso arrivo, dopo varie peripezie (ancora adesso non so come diavolo ho fatto ad arrivarci nonostante avessi il navigatore in macchina, e Jordan potrà confermare), per sentirmi dire in maniera perentoria, dopo qualche minuto passato a sbavare sull'iPhone, che sì, sono un idiota e che no, i dati non si possono recuperare.
Una decina di Gb di mp3 in fumo. Non so quante migliaia di foto in fumo. Svariati documenti importanti in fumo. Tutti i programmi in fumo.

Inoltre, come se non bastasse, mi sono ritrovato senza tv e senza libri.

Ora, uno finché esce la sera non ha problemi; il problema serio comincia quando uno resta dentro casa.
Giovedì sera mi faccio la mia prima serata casalinga e decido di risistemare qualcosina. Finisco di reinstallare il sistema operativo; ovviamente la prima cosa che faccio è cercare di collegarmi a internet, per uscire dall'esaurimento nervoso dovuto a astinenza.
Spulcio tra le reti wireless disponibili, pensando "possibile che, in un palazzo di 40 appartamenti, non becco una rete wireless aperta?".
Macché. Tutte protette da password. Di tanti palazzi, proprio uno dove abitano solo furbi dovevo scegliermi.

Niente internet.
Niente computer.
Niente libri.
Niente tv.
Niente videogiochi.
Lascio all'immaginazione la portata della tragedia.

Ah, ma sono corso ai ripari. Ho sminchiato quasi completamente la prima busta paga della mia vita, ma ho fatto le cose come si deve.

In questo esatto momento, ho una Wii da scartare in soggiorno, una tv 32'' al plasma in dirittura d'arrivo, una mezza valigia di libri in arretrato e non, un abbonamento dati attivato sulla scheda del cellulare, un nokia N70 che sta facendo il suo dovere di modem bluetooth.
E soprattutto, come una Carrie Bradshaw (o un Barney Stinson, và, che è meglio) de' noantri, sto bellamente seduto sul letto, con un Mac riportato agli antichi splendori sulle gambe, mentre scrivo sul mio blog.

Fuori dalla mia finestra, Roma.
posted by Buachaill @ 02:35 - lunedì, 28 luglio 2008
commenti (5)[popup] || commenti (5)inline || tags: tecnologia, me stesso, ciò che penso