posted by Buachaill @ 01:28 - giovedì, 03 aprile 2008
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posted by Buachaill @ 01:28 - giovedì, 03 aprile 2008
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posted by Buachaill @ 18:04 - sabato, 22 dicembre 2007

Ecco dove si trova, secondo le indicazioni arrivate insieme ai documenti legali ed alle foto, il mio vastissimo possedimento terriero in terra irlandese :

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Dovrò cambiare il testamento. I miei eredi faranno a botte per accaparrarselo...

posted by Buachaill @ 18:04 - sabato, 22 dicembre 2007
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posted by Buachaill @ 02:27 - giovedì, 20 dicembre 2007

Tempo fa c'era chi pretendeva di vendere o dare un nome alle stelle...

Girando per il web, oggi, ho trovato questo sito... e non ho resistito.

Mi sono fatto un regaluccio per Natale: un piede quadrato di terra, circa 30cmx30cm, nella contea di Roscommon, in Irlanda. Mi arriverà a giorni l'atto di proprietà ed i documenti legali, insieme alle foto ed alle indicazioni per arrivarci.

Magari mi si dirà che è un'americanata; secondo me è una cosa inguaribilmente romantica.

E sì che l'ho criticata duramente negli ultimi tempi, ed ho criticato chi non la criticava, ed ho accusato di irrazionalità e illusione chi ancora ne ha una visione stereotipata, banale e sognatrice... Però...

...però il sapere che quando tornerò nella verde Erin, e metterò i piedi nel MIO pezzo d'Irlanda, potrò dire davvero "sono a casa", beh, non ha prezzo. Altro che Mastercard.

posted by Buachaill @ 02:27 - giovedì, 20 dicembre 2007
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posted by Buachaill @ 17:53 - sabato, 27 ottobre 2007

Quando d'ora in poi, preso dalla struggente voglia di trovarmi in terra irlandese, consumato dalla nostalgia dell'Irlanda che fu, dovrò cercare un palliativo, non andrò più sul sito della Ryan a vedere quanto mi costerebbe il prossimo Roma-Dublino o Roma-Shannon, non aprirò più AutoRoute favoleggiando itinerari di viaggio tra verde e mare.

Me ne andrò in Via del Plebiscito, vicino Piazza Venezia, a Roma.

L'antefatto: giovedì pomeriggio Davide verbalizza l'ultimo esame prima della tesi specialistica e decide di uscire a bere qualcosa con me ed un altro amico. Io mi ricordo di un pub nella zona suddetta, uno dei primi irish pub romani insieme al Fiddler's Elbow ed al Druid's Den. Arrivati lì, delusione: cambio di gestione, cambio di nome, cambio di genere (è uno scottish pub che di scottish non aveva niente), cambio di menu, "media o piccola, noi non serviamo pinte o mezze pinte"... insomma, prendiamo una Guinness al volo (spillata male, tra l'altro) e andiamo via.

Nell'andare dal parcheggio al pub, mi era andato l'occhio su una porticina rossa in via del plebiscito, luminarie classiche con l'arpa di Brian Boru e lo stemma della stout più famosa al mondo, bacheche esterne con menu e lavagnetta indicante l'evento o concerto della serata. Mi attirava, quindi dopo la deludente esperienza entriamo lì, allo Scholars' Lounge Irish Pub.

Che dire... Una luce nel mezzo di una settimana stressante.

Mi sono sentito a casa mia.

Guinness non da esportazione, spillata con maestria, con un aroma che sentiresti solo a Dublino. Cibo ottimo, menu pari pari a quelli "classici" che troveresti, che so, a Inch (difficile trovare Irish Stew, Beef in Guinness e Wild Irish Salmon fatti a regola d'arte in un altro pub di Roma). Arredamento che hai già visto, molto simile, in quel posto nel Beara più selvaggio dove arrivasti dopo esserti perso. Stessi suoni, peccato per lo schermo (che però era sintonizzato su Sky GB).

Prezzi, ahimè, uguali se non superiori a quelli di Temple Bar, ma a questo punto non mi importava più di tanto. Comunque, non superiori agli altri pub romani. Peccato pure per l'uomo di sorveglianza all'esterno, comunque gentilissimo, comprendo fosse necessario quando vengo a sapere che vengono a volte gruppi di scozzesi e inglesi, magari per le partite di rugby (mi piace pensare che lì vedano anche gaelic football e hurling)... e questi ultimi di solito non sono proprio molto ben visti quando cominciano ad ubriacarsi e importunare (ed anche perché sono intrinsecamente inglesi, diciamolo).

Ma diciamo il vero motivo per cui mi sono sentito a casa: NON C'ERA UN ITALIANO MANCO A PAGARLO. A parte noi, ovviamente. Tutti, e dico TUTTI, Irlandesi. Manco pensavo che ne potessi trovare una concentrazione così a Roma. Gestori irlandesi, cameriere irlandesi, clienti irlandesi. Lo si capiva, dalle fattezze e dalla lingua. Veniamo apostrofati da una ragazza sorridente che viene a prendere le ordinazioni parlando un inglese inconfondibile. Resta a scherzare qualche minuto, prendendo in giro Andrea che non prende nulla da mangiare: "guarda che ti ubriachi prima!"...

Arrivano la mia Guinness e i loro Black & Tan (Harp lager + Guinness). Andrea propone un brindisi per festeggiare Davide, insisto io per uno Sláinte! ad alta voce: un signore di mezza età si gira verso di noi e sorride. Forse per la pronuncia non perfetta (il mio "sloncia" forse è venuto non proprio come lo direbbero sulle Aran), voglio immaginare perché magari è difficile sentirlo da tre italiani al centro di Roma.

 

Una cosa mi ha fatto davvero dubitare di essere dov'ero e non in Irlanda... chi sa di cosa parlo capirà: alle dieci e mezza, la ragazza di prima (che era venuta anche altre volte per sincerarsi che fosse tutto OK... il suo "buon appetito" in un italiano stentato e con un gran sorriso, dopo aver capito che non eravamo irlandesi, era quasi commovente ) viene a ritirare i bicchieri.

- We'd like to take something else...

- Sorry, the kitchen is closed... but if you want something to drink, you're more than welcome!

 

Lo so di essere "more than welcome": questo è il mio pezzo d'Irlanda in Italia...

posted by Buachaill @ 17:53 - sabato, 27 ottobre 2007
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