posted by Buachaill @ 02:32 - giovedì, 17 aprile 2008

Io mica lo sapevo che uno potesse arrivare a fare certe cose. Ce ne vuole di coraggio a sputazzare così sulla propria dignità.

No, ma io sono più scioccato di quanto si possa essere normalmente scioccati e schifati da certi abomini:

la cosa brutta è che io uno di quelli lo conosco.

Marò, ma ci sono rimasto di un male...

posted by Buachaill @ 02:32 - giovedì, 17 aprile 2008
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posted by Buachaill @ 01:28 - giovedì, 03 aprile 2008
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posted by Buachaill @ 01:28 - giovedì, 03 aprile 2008
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posted by Buachaill @ 21:55 - lunedì, 31 marzo 2008

A quanto pare non c'è nulla che stimoli scienza e tecnologia come una buona pinta di scura, come ho già avuto modo di notare. Insomma, stavo cercando informazioni su questo giocattolo (lo voglio. Lo voglio fortissimamente. Costi quel che costi) quando sono arrivato sull'homepage della mia birra preferita.

Ma con tutti i soldi che hanno (di cui parecchi provenienti dalle mie tasche), non potevano pagarsi no straccio di traduttore o webmaster italiano invece di usare google?

guinness homepage

posted by Buachaill @ 21:55 - lunedì, 31 marzo 2008
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posted by Buachaill @ 02:27 - giovedì, 20 dicembre 2007

Tempo fa c'era chi pretendeva di vendere o dare un nome alle stelle...

Girando per il web, oggi, ho trovato questo sito... e non ho resistito.

Mi sono fatto un regaluccio per Natale: un piede quadrato di terra, circa 30cmx30cm, nella contea di Roscommon, in Irlanda. Mi arriverà a giorni l'atto di proprietà ed i documenti legali, insieme alle foto ed alle indicazioni per arrivarci.

Magari mi si dirà che è un'americanata; secondo me è una cosa inguaribilmente romantica.

E sì che l'ho criticata duramente negli ultimi tempi, ed ho criticato chi non la criticava, ed ho accusato di irrazionalità e illusione chi ancora ne ha una visione stereotipata, banale e sognatrice... Però...

...però il sapere che quando tornerò nella verde Erin, e metterò i piedi nel MIO pezzo d'Irlanda, potrò dire davvero "sono a casa", beh, non ha prezzo. Altro che Mastercard.

posted by Buachaill @ 02:27 - giovedì, 20 dicembre 2007
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posted by Buachaill @ 23:00 - giovedì, 13 dicembre 2007

Potevano pensarci solo in America di fare cose del genere.

Tanto per far capire:

1) Twix (lo stampo dovrebbe essere una tubatura idraulica...):

imag0534

imag0539

 

 

 

 

 

 

 

2) Ferrero Rocher (voglio vedè a metterli uno sull'altro a piramide... altro che Cheope, Chefren e Micerino...):

DSCN3176DSCN3155

 

 

 

 

 

Tutto spiegato nei minimi dettagli. Quindi, appena uno ha qualche ora di tempo e una mania di grandezza da soddisfare...

posted by Buachaill @ 23:00 - giovedì, 13 dicembre 2007
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posted by Buachaill @ 03:56 - mercoledì, 12 dicembre 2007

Quella che ti piglia quando, in un classico caso di serendipity, vai a finire qui...

Lasciamo stare che la vocetta stridula dei Chipmunks (Alvin superstar, Alvin rock 'n' roll...) mi fa lo stesso effetto ipnotizzante che mi faceva una ventina d'anni fa.

Lasciamo pure stare che sarò stato l'unico bambino che non abbozzava Mazinga, Jeeg robot d'acciaio e compagnia bella (e c'è chi mi piglia in giro per questo), però si vedeva Hello Spank, Heidi, Bia, Magica Emi, Pollon, Sampei, Carletto il principe dei mostri e Dolce remì (i Puffi non fanno testo, non li vedo ancora solo perché non li fanno più), per citarne una piccolissima parte.

Lasciamo stare anche che sono ancora segretamente innamorato perso di Sheila di Occhi di gatto e che Fujiko di Lupin m'ha sempre attizzato abbestia.

Tralasciamo che ho ancora tutte le cassette e i libri di Siamo fatti così.

Evitiamo di menzionare che ancora non capisco quanto fosse lungo il campo di Holly e Benji, ma credo che sia un mistero ormai per tutti, il quarto segreto di Fatima.

Insomma, non consideriamo i cartoni animati (che guai a chi mi tocca i Simpson e i Griffin, ma...).

Parliamo di telefilm.

Tipo McGyver, l'uomo che ha formato generazioni di ingegneri.

Come la famiglia Winslow di Otto sotto un tetto, col "sono stato io a fare questo???" di Steve, che mi ha sempre fatto scompisciare.

Come Laura Palmer di Twin Peaks, sta maiala che non era altro.

O parliamo del fatto che ricordo a memoria tutta la sigla di Willy, il principe di Bel Air.

O della Tata, che mi risvegliava l'orgoglio ciociaro.

O di Baywatch e Supercar. Evitiamo commenti. Da qualche parte ho letto che KITT, la macchina di Supercar, recitava meglio di David Hasselhoff. Appoggio.

O di Happy Days e Hazzard, che mi insegnarono il significato più intimo di "sborone". Mai come Walker Texas Ranger però.

O del "nano, nano" di Mork & Mindy.

O di Dawson's Creek, guardando che finaccia ha fatto Joey (a proposito, ma quello che faceva Dawson è morto o cosa?).

E ce ne sono altri (Vicky, i Robinson, Sanford & son, Alf, Batman...). E chissà quanti ne ho dimenticati. Ah, Beverly Hills, giusto

A sto punto, rimembrando commossi l'A-Team e ricordando dolorosamente che Friends è finito, Will & Grace è finito, di Sex & the City c'è rimasto forse solo un film, La vita secondo Jim è agli sgoccioli, Settimo cielo pure, Una mamma per amica è finito, Lolle è finito, Streghe è finito...

...e soprattutto che la serie migliore di sempre, colei che resterà ineguagliata per un lunghissimo tempo, è arrivata all'ultima stagione (e parlo di Scrubs),

nzomma, c'è da essere addolorati.

posted by Buachaill @ 03:56 - mercoledì, 12 dicembre 2007
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posted by Buachaill @ 20:26 - mercoledì, 28 novembre 2007

Di Carmen Consoli ho apprezzato davvero tanto l'ultimo album, Eva contro Eva.

A quanto pare in famiglia sono tutti musicisti, però. Non so mica se mi piace di più lei o il fratello

 

posted by Buachaill @ 20:26 - mercoledì, 28 novembre 2007
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posted by Buachaill @ 10:15 - sabato, 03 novembre 2007

L'ho aspettato e finalmente è uscito.

Una favola in cui si intrecciano  mito e storia, ma anche arte, architettura, astrologia. Una fantasia sconfinata  imbrigliata nel racconto di una vita vissuta intensamente. Il più poetico romanzo di Camilleri.

Si parla di Vigàta, di ulivi saraceni, di mare e di sirene. Di un'altra goccia di Sicilia che viene dalla mano di Camilleri. Una mano santa. Mi piace il suo siciliano, la sua ironia, la sua fantasia.

Si ride e si pensa: questo è uno stralcio in cui la "gnà Pina" trova finalmente una moglie per Gnazio.

Per un misi, ogni volta che la gnà Pina passava per la trazzera e vidiva a Gnazio, isava un vrazzo in aria e agitava il pollice e l’indice della mano a significari che ancora non aviva nenti a vista.
Po’, ’na sira, la vecchia arrivò, s’assittò sutta all’aulivo e inveci della solita tanticchia d’acqua spiò un bicchieri di vino.
«Stavota la cosa mi pare seria» disse.
Gnazio portò un sciasco intero con dù bicchieri. Vippiro ’n silenzio.
Appresso la gnà Pina ’nfilò ’na mano dintra alla pettorina e cavò un pezzo di cartoni rettangolare che però non fici vidiri a Gnazio.
«Quant’avi ’sta picciotta?».
«Trentatri».
«Beh, non si pò diri tanto picciotta. E com’è che ancora non...».
«Ve lo spiego appresso».
«Nascì a Vigàta?».
«Sì e no».
«Che significa sì e no? O è di Vigàta o nun è di Vigàta ».
«Nascì ’n mezzo al mari aperto».
Gnazio si sintì ’ntrunari.
«Spiegativi megliu».
«Sò matri s’attrovava nella varca di sò marito e dovitti sgravare accussì, alla picciliddra la lavaro con l’acqua di mari».
«Avi doti?».
«No. È povira. Ma avi ’n’autra cosa».
«Che è?».
«Ve lo dico appresso».
«Scusati, gnà Pina, ma se mi doviti diri tutto appresso, ora di che minchia parliamo?».
«Beh, vi pozzo intanto diri che sò patre, quanno lei aviva cinco anni, niscì con la varca, vinni ’na timpesta e non tornò cchiù. Sò mogliere morse l’anno appresso per il dolori di cori. Allura la picciliddra vinni pigliata ’n casa di sò ziu ’Ntonio, un frati di sò patre, che macari lui era piscaturi».
«Era?».
«Sì, pirchì macari lui annigò».
Alla larga da tutta ’sta genti di mari!
«Sintiti, gnà Pina...».
«Facitimi finiri. Allura la picciotta accomenzò a dari adenzia alla zia che era malata. E arrefutò di maritarisi fino a quanno la zia campò. Ecco pirchì è arrivata schetta a trentatrì anni».
«Ma ’sta zia è morta ora?».
«No, tri anni passati».
«Gnà Pina, attenta che a mia per fissa non mi ci pigliate».
«Non vi staio piglianno per fissa».
«E allura come me lo spiegate pirchì tempo tri anni la picciotta ancora non s’è fatta zita?».
«Pirchì, pirchì...».
«Me lo potiti diri almeno come si chiama?».
«Si chiama Maruzza Musumeci».
Il nomi gli piacì.
«Allura, gnà Pina, me lo dicite quello che state pirdenno tanto tempu a dirimi?».
La vecchia s’impacciò, scatarrò, sputò.
«Ecco, vi devo diri che lei si credi d’essiri ’na cosa che non è. Ma io ne canoscio a tante di pirsone che si cridino d’essiri ’n’autra cosa di quello che sunno. Pri sempio, l’accanoscite a don Sciaverio Catalanotti?».
«Quello che a Vigàta vinni scarpe?».
«Preciso. Che vi nni pari di testa?».
«A mia pare sano di testa».
«Lo sapite che si cridi d’essiri un aceddro?».
«Davero?».
«Davero. Me lo dissi a mia mentre che lo curavo di sciatica. E l’accanoscite a zù Filippo Capodicasa?».
«L’accanoscio. Gnà Pina, arrivamo alla ràdica. Pirchì ’sta picciotta non s’è ancora maritata?».
Prima d’arrispunniri, la vecchia si vippi un bicchieri di vino sano sano e doppo raprì novamenti la vucca.
«La voliti sintiri tutta?».
«’Nca certo!».
«Pirchì Maruzza pinsava che come fìmmina fagliava di una parti ’mportanti e perciò non era capace d’aviri a chiffare con un omo».
«Nenti ci capii. Voliti spiegarvi meglio?».
«Diciva che lei non teneva la natura, che era nasciuta diversa, che aviva sì le minne, ma che non teneva lo sticchio».
«Avà! Ma che mi vinite a contare!».
«Ve lo giuro».
«E pirchì diciva accussì?».
«Pirchì si cridiva d’essiri un pisci».
«Un pisci?!».
«Pisci pisci, no. ’Na sirena».
Gnazio si sintì pigliato dai turchi.
«’Na sirena di papore? Quelle che friscano ’n partenza e in arrivo?».
«Ma che minchiate dicite! Ca quali papore e papore! Non lo sapiti che è ’na sirena?».
«No».
«È una vestia marina. La parti di supra, fino al viddrico, è di fìmmina cu dù beddri minne, la parti di sutta è a cuda di pisci. Infatti la sirena non pò caminare, ma nata».

Le Sirene non sono pesci con il rossetto. Sono donne feconde, terribilmente seducenti. Vivono tra gli uomini. Abitano gli stessi luoghi, ma non vivono nello stesso tempo. Vengono da una profondità di millenni: sono troppo vecchie o troppo giovani, al di sopra della vita e della morte. Hanno uno sguardo lungo sul passato. E un'immota fissità di ricordi. Non hanno dimenticato l'offesa di Ulisse. Sono le vestali e le vittime del loro segreto. Il rancore e il desiderio di vendetta risvegliano in esse l'animalità selvaggia. Cercano però un'uscita dalla ferinità, per entrare nel tempo degli uomini.

Visto che mi ci trovavo (anche se non ho potuto prendere ancora I Figli di Hurin, di Tolkien, perché la mia libreria preferita non ce l'ha ancora), ho preso Il Rosso e il Nero, di Stendhal, ché ce l'avevo in programma da parecchio.

Ho preso le Poesie d'Amore e di Vita di Neruda, per regalarle a chi ha bisogno di trarne spunto per ritrovare, appunto, amore e vita.

Ho preso anche L'Acchito, di Pietro Grossi, editore sempre Sellerio:

Sin da quando era ragazzo Dino si era messo in testa di imparare a giocare a biliardo. Voleva lezioni da Cirillo, il più bravo ed esperto del circolo, carpirne il segreto, la magica misteriosa alchimia con cui riusciva a carezzare quelle sfere lucide e colorate. Ma Cirillo non voleva saperne, almeno sino a quando Dino non fosse riuscito a far tornare la palla esattamente al punto di partenza, né un millimetro più, né un millimetro meno, e non una sola volta - il caso avrebbe potuto aiutarlo - ma proprio tutte le volte. Gli ci vogliono tre anni; ma alla fine Dino ottiene che Cirillo diventi il suo maestro, anche se a quel punto, posseggono entrambi la magia del biliardo. Gioco fatto di lunghi silenzi, di riflessioni e ragionamenti, metafora della vita: le geometrie perfette che si disegnano sul tavolo verde rimettono le cose in riga, così come il lavoro di Dino, pavimentatore di strade. Incastrare i ciottoli nella terra, cacciarli a martellate nella rena, uno dopo l'altro, milioni di ciottoli. Anche loro, così ben allineati, corrispondono all'ordine che regna nella vita di Dino, fatta di piccole felicità: la moglie Sofia, i viaggi che fanno ogni sera, restando seduti in soggiorno, i pochi amici. Poi Giani, il funzionario del Comune, gli annunzia che "arriva l'asfalto": Dino e la sua squadra dovranno dimenticare il mosaico dei ciottoli. E accadono altre cose, che avvisano Dino che il suo idillio di vita era cosa troppo fragile.

Questo l'ho preso perché mi attirava, così facendo ho scoperto un autore giovane ma a quanto pare promettente. L'acchito, nel biliardo, è la posizione di inizio della palla. L'inizio delle cose.

Mi è sembrato un po' una biografia di me stesso, almeno dalla recensione. L'ordine che allinea le sue piccole felicità come lui allinea i ciottoli, che gli deriva da riflessioni e ragionamenti sulle geometrie del biliardo, è lo stesso che tento, tentavo di applicare io.

È difficile e impegnativo voler dare traiettorie precise e calcolate alla vita. Mi colpisce e mi conforta intimamente, però, un commento a questo libro:

Infine scoprirà che anche nel biliardo non esiste il colpo perfetto: la palla non si ferma mai nello stesso punto, ad essere proprio pignoli...eppure vale la pena provarci, provare a costruirsi il proprio mondo perfetto e se qualcosa o qualcuno ce lo porta via o lo fa esplodere in mille pezzi, c'è sempre la possibilità di costruirne un altro, parallelo, bellissimo, nostro.

posted by Buachaill @ 10:15 - sabato, 03 novembre 2007
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posted by Buachaill @ 11:37 - domenica, 14 ottobre 2007
posted by Buachaill @ 11:37 - domenica, 14 ottobre 2007
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