posted by Buachaill @ 04:45 - domenica, 28 settembre 2008
Non molto tempo fa scrivevi di Kierkegaard e della sua filosofia della scelta. Di come credevi di esserne quasi immune, di come ti sentissi capace di fare non solo la scelta giusta, ma di far diventare giuste tutte le tue scelte.
Sei sempre stato orgoglioso di aver saputo scegliere, nella tua vita. Di saper scegliere con decisione, senza doverci pensare troppo. Di saper perseguire con abnegazione le tue scelte. Di non sbagliare, di non uscire dai binari, di saper aspettare e fermarsi per guardare l'orizzonte più lontano e poi affermare, sicuro, "arriverò lì". E riuscirci, per poi guardare ancora oltre la siepe.
Non molto tempo fa scrivevi anche del significato dell'immagine di sfondo di questo blog, di come avessi, nell'andare, un passo spedito in una sola direzione nonostante il mare di nebbia di fronte a te.

Cazzate. Sono tutte cazzate.

Ci sono scelte che non sai fare. Decisioni che non sai e non vuoi prendere.
Un po' come nello spot della BMW. Anzi, esattamente come in quello spot: dopo tante sterzate decise, davanti a quell'ultimo bivio tu ti sei fermato e hai messo le quattro frecce. E aspetti.

Aspetti chissà cosa...
Qualcuno o qualcosa che dia un senso ultimo, un fine ed una fine a menzogne e sensi di colpa, a propositi avventati e repentine ritrattazioni, a cinici calcoli smontati pezzo a pezzo.
Qualcuno o qualcosa che ti liberi dal peso e che ti faccia smettere di trattare una persona come uno yo-yo da due soldi, lanciarla e riprenderla, buttarla via e poi ristringerla nella tua mano dopo averla strattonata indietro.

Il problema è che sai perfettamente che quel qualcuno può essere solo te stesso, e quel qualcosa deve essere il tuo coraggio.

Ma cosa vuoi fare? Cercare di uscirne "pulito"? Smettere perché vuoi che la vita ti dia nuove prospettive? Continuare per puro calcolo egoistico o per paura, o perché sai che alla fine vuoi darle e darti un'altra ennesima chance? Rimanere nel tuo limbo solo perché non sei più sicuro di niente, perché se ti guardi dentro vedi solo tanta confusione?


È vero, è tutta colpa sua. Ha cominciato lei, diresti come un bambino dispettoso dopo una marachella.
Ma glieli hai fatti pagare abbastanza i suoi errori, non credi?

È difficile, sì. Ma devi farlo. Scegli la tua destinazione.
posted by Buachaill @ 04:45 - domenica, 28 settembre 2008
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posted by Buachaill @ 02:44 - domenica, 28 settembre 2008
E ti pareva che non battezzavo pure Gargamella.

Adesso però qualcuno mi deve spiegare perché all'autoscontro, quando venivano le giostre in paese, non vincevo mai niente.


*Comunque, essere apostrofati in questo modo da un motorino sgarrupato di passaggio, mentre ti gratti la testa davanti al cofano tutto 'ngrifato della macchina e cerchi di capire cosa hai scassato, non ha prezzo...
posted by Buachaill @ 02:44 - domenica, 28 settembre 2008
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posted by Buachaill @ 20:58 - domenica, 21 settembre 2008
Un sabato mattina. Aria freddina, di quella che ti convince ad aggiungere una coperta, a restare a letto un pochino di più, che ti ricorda che è l'ultimo giorno dell'estate di questo 2008. Rumori di traffico dalla finestra, e ti stupisci ancora come possano sentirsi così nitidi anche al nono piano. Ti affacci.

Davanti a te palazzi, finestre, antenne, sullo sfondo di Monte Mario. In basso un viale alberato, ricco di vita, di rumori, di passi.

Scendi, vai verso la macchina. Decidi di perderti, fare un'altra strada che non sai. Non che ti ci voglia molto, ti basta uscire dai percorsi già battuti e conosciuti e in men che non si dica ti trovi a chiederti dove diavolo sei finito.

E giri, giri, palazzi, ponti, viali, strade, piazze, tram, negozi, autobus, turisti, bancarelle.
Ti distrai, ti becchi un "ndò cazzo stai a guardà???" da uno scooter che mancapoco ti viene addosso, ma a essere sinceri te ne frega fino a un certo punto.

Pensi a quante cose quest'estate ormai finita ha portato. E son davvero tante.

Pensi che chissenefrega del parcheggio che non c'è, chissenefrega del senso di precarietà che senti e dello stress del lavoro, chissenefrega che è l'ultima settimana che le hai dato, chissenefrega che devi prendere una decisione che non sai qual è quella giusta però ora lo sai però poi ci ripensi però dopo ancora ci ripensi di nuovo, ma chissenefrega di tutto.
 
E pensi che non te ne andrai via mai più. Pensi che chi vuole te ormai deve anche voler vivere dove vivi tu, e non è così banale come sembra. Pensi che la tua vita vuole essere legata ormai a filo doppio con questa città.
Te ne senti parte.

Anche se a questo punto ti rendi conto che ti sei perso davvero e che giri da due ore...

E mentre scrivi ti senti ridicolo, perché non sei mica il primo a scriverne e hai scritto un mare di banalità. E decidi di farla breve.

Mi sono innamorato di Roma, l'ho già detto?
posted by Buachaill @ 20:58 - domenica, 21 settembre 2008
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posted by Buachaill @ 20:18 - sabato, 13 settembre 2008
Mio fratello s'è fatto il cane.

Adesso mi ritrovo un batuffoletto che gira per il balcone tipo quelli della carta igienica.
Ispira tenerezza, proprio.
Somiglia a questo:

Ora, un cane del genere come lo chiami? Un nome che ispiri appunto simpatia, tenerezza, che faccia ricordare che comunque è un animale socievole, giocherellone...

- Ma che bello! E come l'hai chiamato?

- Buhru*.

- Eh?

- Buhru!

- Lui si chiamerebbe... BUHRU?

- Eh.

-
Praticamente, un po' come andare davanti a una bimba coi riccioli biondi e gli occhi celesti, chiederle "come ti chiami, bella bambina?" e sentirsi rispondere "Arturo". Uguale, proprio.





*Veramente il nome è senza l'acca, ma almeno così il brother non mi sgama il blog...
posted by Buachaill @ 20:18 - sabato, 13 settembre 2008
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posted by Buachaill @ 19:22 - sabato, 13 settembre 2008
La prima cosa che ho notato del mio isolato (dopo l'enoteca, ovviamente, anche se visto che non mi piace bere da solo ho una bottiglia di Noà Cusumano aperta nel frigo da un mesetto e nessun superalcolico in giro per casa, ma si può???), quando mi sono trasferito, è stata che avevo il ristorante giapponese affianco.

Per di più, ci passo davanti tutte le sere al ritorno dal lavoro.

E passa una volta e butta un'occhio dentro. Uh, bel locale, d'atmosfera, tutto legno scuro, pietra, piante... fa molto feng shui.

E passa due volte e butta un occhio al menu. Ammazza, parecchia scelta. Ah, fa pure cinese.

E passa tre volte e butta un occhio alla cameriera. Uè, questi sò giapponesi davvero, mica come la pizzeria italiana a Dublino che offriva la pizza "margerita" di dimensioni poco maggiori delle pizzette findus alla modica cifra di 8 euro.

E passa quattro volte, e quasi quasi stasera non mi va di cucinare. Ma no và, che ho messo a scongelare le bistecche in frigo e poi mi si rovinano.

E passa cinque volte, e mò mi fermo.
Entro, e buonasera di qua, e buonasera di là, e questo è il menu del take away, e scelga pure con comodo.

- Vorrei un sushi take (6 sushi, 3 sashimi e 6 maki, cioè quei rotoli di alga con dentro riso e al centro pesce e verdure) e una bottiglia di asahi.

- Arrivano subito!

Si gira al ragazzo davanti al banco di preparazione e gli comunica l'ordinazione.
Nel frattempo parlavano tra di loro e sorridevano quando si giravano verso di me.
A mio parere mi stavano prendendo in giro (tipo "anvedi sto pinguino in giacca e cravatta"), ma vabbè.

Arriva tutto, barattolino di salsa di soia, bacchette, pago, saluto, esco, salgo a casa.

Dopo la consueta mezz'ora per mettermi tra le mani le bacchette in modo da mangiare tutto in meno di cinque ore, mi sistemo spaparanzato sul divano a mangiare mentre guardo la tv.

Adesso capita che nella vaschetta c'era il wasabi, che poi sarebbe quella salsa che sembra pongo verde che è piccante peggio dell'olio con i peperoncini ammollo.

Non mi si va a mettere dietro un pezzo di pesce.
Non lo vado a buttar giù tutto intero, quando un pizzico già basta a fare delle papille gustative ciò che Attila faceva con l'erba.

Secondo me volevano ammazzarmi. Chissà, vedendomi in giacca e cravatta tipo pinguino avranno pensato che ero uno della yakuza venuto a chiedergli il pizzo.

Vista annebbiata. Tutto il sistema respiratorio in fiamme. Dieci minuti di agonia pura.
Ora ne sono certo: l'aldilà esiste. L'ho visto con i miei occhi.
posted by Buachaill @ 19:22 - sabato, 13 settembre 2008
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