posted by Buachaill @ 00:36 - martedì, 26 febbraio 2008
Verbalizzai il mio primo esame universitario, chimica, nel dicembre 2002. Stamattina ho lasciato su un verbale d'esame l'ultimo dei 56 autografi che mi separavano dalla laurea. Rimane solo la discussione della tesi.
Come mi è stato fatto notare stasera, sono finalmente un uomo libero... o almeno comincio a sentire il profumo della libertà.
Che c'entra il titolo? Teoricamente niente, è solo che mi è ricapitato ieri sera per le mani Version 2.0 dei Garbage e la voce (e non solo) di Shirley Manson mi attizza anzichenò. E poi, per un (ex) bassista il pezzo in questione ha il suo perché.
Ma volendo c'entra pure: il trucco sta nel continuare a respirare.
Buttar giù dei gran respironi e poi reimmergersi subito, ché nella vita tutto possiamo permetterci, meno che sentirci arrivati.
posted by Buachaill @ 23:46 - venerdì, 22 febbraio 2008
E dire che con i bambini non c'ho mai saputo fare. Specie nel fare tutte quelle vocine idiote che si fanno di solito. Non c'è molta empatia: io mi limito a sorridergli e loro si limitano a fissarmi. Perlomeno non scoppiano in pianti e singhiozzi quando mi vedono... Non li prendo neanche in braccio, ho paura di romperli o di farli cadere.
Stasera. Mi trovo ad arrivare a casa di Vale poco prima di una sua amica che abita al piano superiore, nostra coetanea, che ha avuto un figlio tre mesi fa. Passa a salutare, la vedo incasinata con bambino in braccio e parecchie buste della spesa per le mani e mi offro di darle una mano a portare le buste di sopra.
Insomma, guardarlo rimanere a bocca aperta, in visione estatica, seguendo con gli occhi spalancati le due tartarughe marine di Vale, Amy e Nemo, mentre sguazzano su e giù dentro quell'acquario che a lui forse sembrerà un intero oceano, non mi aveva colpito più di tanto.
Ma non avrei mai immaginato di scoprirmi completamente catturato dallo sguardo blu profondo di un coso di tre mesi, con quattro peli biondi in testa, che ride e gorgheggia e fa le pernacchie e stringe le mie dita nella sua manina. Che ride ancora, spalanca le braccia, le agita e cerca di sollevarsi perché vuole venirmi in braccio mentre ci gioco e gli faccio solletico sulla pancia. Per una buona mezz'ora.
posted by Buachaill @ 21:29 - giovedì, 21 febbraio 2008

Aho, precisiamo: quello sul bicchiere è un Davidoff. E quello nel bicchiere veniva da una bottiglia di Pampero Aniversario, mica sciacquatura di piatti.
posted by Buachaill @ 21:09 - martedì, 19 febbraio 2008
Io lo so che ti è dispiaciuto lasciare Roma, che ti ci eri affezionato. Come una mamma premurosa che vede partire il figlio e si preoccupa che metta la maglia di lana, così hai voluto sistemare la tua figlioccia, facendo approvare il piano regolatore e assicurandoti che tutto stesse a posto, prima di dare le dimissioni.
Roma è in buone mani. Ti ho visto versare lacrime di nostalgia, forse di preoccupazione, ma stà tranquillo, alle casse comunali ci penso io, gliela dò io la paghetta mensile.
Ah, dimenticavo: stavolta sono passato per un varco della ZTL.
posted by Buachaill @ 17:21 - domenica, 17 febbraio 2008
Ci sono delle canzoni, a volte interi album, che ascolteresti in loop, volta dopo volta, senza mai stancarti.
Ti cullano i pensieri e la malinconia, alle prime luci del giorno, risuonando ovattate nell'abitacolo mentre fuori la morsa del freddo si stringe su alberi e case, erba ed asfalto.
Ti fanno, a volte, riscoprire te stesso e farci pace, anche se solo per qualche minuto.
Il 31 marzo i Portishead saranno a Firenze dopo 10 anni dal loro ultimo concerto in Italia, e chissà quando torneranno. Io ci vado, anche da solo, ma in compagnia non mi dispiacerebbe mica...
posted by Buachaill @ 20:39 - mercoledì, 13 febbraio 2008
Una cosa è certa: mi sto facendo un mazzo tanto in questo periodo, ma almeno si ride.
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Paziente Mezzo Intontito dall'Anestesia: (prima dell'intervento) Aho, sto lettino è scomodo.
Infermiere: E che te credevi? De stà a Freggene? Te faccio fà na batida de cocco? Dù sventagliate, eh?
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Chirurgo: divaricatore autostatico, per favore.
Strumentista: (perde tempo ravanando tra i ferri)
C: e annamo...
S: (come sopra)
C: AHO!
S: Eccolo, eccolo! Un attimo, lo stavo cercando, eh!
C: (imitando un pesante accento siciliano) Accussì arrispunni a mmia? Picciotti, qua non c'è più rrrispetto, ah!
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Anestesista Mentre Sveglia il Paziente: Romanooo... (chiameremo così il PMIA, anche perché se lo chiamiamo in un altro modo non risponde)
PMIA: (ancora intubato) ...hhh...
AMSP: (stuba il PMIA) Romanooo! Respira da solo, su!
PMIA: ...ohhh...
AMSP: Romanooo!
PMIA: oh!
AMSP: Romanooo!
PMIA: oh!
I: Ammazza, è divertente! Romanooo!!!
PMIA: OOOH!
AMSP: Ecco, braaavo, Romanooo!!!
PMIA: OOOH!!! E DDAJE!!!
AMSP: È sveglio.
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PMIA: E bbasta... e bbasta...
I: Guarda che nun te sta a toccà nessuno, stà bbono, mò passa tutto.
PMIA: ...c'ho freddo...
I: T'oho detto che dovevamo annà a Freggene!
posted by Buachaill @ 00:10 - venerdì, 08 febbraio 2008
Buachaill in gaelico irlandese vuol dire ragazzo. Ragazza invece si dice cailín.
Buachaill e Cailín condividono (condividevano? Condivideranno?) le loro vite da otto anni. Esattamente, facevano otto anni precisi martedì scorso.
Buachaill e Cailín si sono goduti solo una piccola parte di questi otto anni. Hanno vissuto di attese. Hanno vissuto di speranze, di desideri, di delusioni (e di qualche piccola e grande soddisfazione), guardando avanti, a volte girandosi indietro per vedere cosa stavano lasciando, ma solo per pochi attimi. Vivono di attese perché non riescono a contentarsi di ciò che hanno, anzi, non vogliono contentarsi affatto.
Hanno sempre voluto o dovuto parlare al futuro e non al presente.
Buachaill e Cailín hanno fatto la loro prima vacanza insieme dopo cinque anni.
Tra Buachaill e Cailín, insomma, non è stata tutta rose e fiori, peaches and cream, come dicono gli anglofoni. C'è stato quest'ultimo assurdo anno che li ha allontanati, ha fatto sembrare loro di essere divisi da muri di incomunicabilità e freddezza. Quest'ultimo assurdo anno li ha separati e li ha fatti litigare, ha fatto credere loro di viaggiare su binari diversi ed a diverse velocità. Li ha portati a rinfacciarsi tante cose, anche pesanti.
Buachaill e Cailín alla fine però hanno deciso di riprovarci. Hanno vissuto di attese finora, perché non attendere ancora un po'?
Buachaill e Cailín volevano quindi festeggiare il giorno in cui, otto anni fa, un Buachaill ancora praticamente adolescente, spavaldo e sicuro di sé, certo, ma ancora un po' immaturo, prese per mano Cailín che aveva appena 18 anni ma era già una donna, la portò lontana dai rumori e dagli occhi di quella festa di compleanno e si fece dire di sì, lei disse di sì a quel ragazzetto che le ronzava intorno da qualche mese e che la stava facendo innamorare poco a poco.
Volevano festeggiare, ma non è stato possibile ritagliarsi tempo né trovare forza mentale e fisica di farlo in una settimana che dire pesante è eufemistico. Anche stavolta aspetteranno.
Ne varrà la pena di aspettare sempre così tanto?
Ma sì, ne varrà la pena. Se lo sono detti l'un l'altra talmente tante di quelle volte che ormai se ne sono convinti. Speriamo solo che la vita che non spendiamo ci frutterà qualche interesse...
posted by Buachaill @ 17:07 - domenica, 03 febbraio 2008
- Mà...
- Che c'è?
- Le fettuccine le hai fatte tu, non nonna, vero?
- Sì.
- Si sente.
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- Mà...
- Che c'è?
- Si sente un po' troppo l'uovo, le hai tirate per troppo poco tempo.
- (Papà) infatti c'ha ragione.
- Un'altra volta ti alzi tu e ti diverti ad ammassare tu.
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- Mà...
- CHE C'È?
- Ma hai cambiato farina?
- No, è la stessa di sempre.
- Ti dico di no.
- (Nonna) veramente ci sta una parte di cappella (farina più grezza, ndr).
- (Papà) c'ha ragione n'altra volta...
- Ecco. Non che sia un errore eh, vengono più ruvide. In questo hai fatto bene.
- Ma grazie per la magnanimità!
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- Mà!
- Oddio oggi li ammazzo tutti e due...
- Il ragù è un po' sciapo.
- Ma se dici che il sale fa male alla pressione!
- Sì, a te però. A me lo sciapo fa male al palato.
- E comunque il sale c'è.
- E comunque ne hai messo troppo poco, un altro pochettino ci voleva.
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- Mà...
- Che vuoi? Ma perché non mi sono fatta gli affari miei quando t'ho svegliato per pranzo?
- Ma come le avete cotte ste braciole???
- Alla brace...
- Sì, ma come? Ma cazzo, chiamami che le faccio io, no?
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- Nò...
- Mò che vuoi da me?
- Poi ti lamenti che compro il vino imbottigliato invece di bere il tuo, ci fai troppo zolfo!
- (mio padre a mio nonno) Papà, esageri un po', è vero.
- (mio nonno a mia madre) Ma come li abbozzi sti due?
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- Mà...
- QUAND'È CHE TE NE VAI? EH? QUAND'È CHE TI SPOSI? EH?