posted by Buachaill @ 23:21 - mercoledì, 31 ottobre 2007

Sono passati poco fa cinque o sei ragazzini in maschera ed hanno citofonato per il "dolcetto o scherzetto". Si sono beccati un po' di caramelle...

Hallowe'en, All Hallows' Eve, è una festa tutta europea. Non siamo noi a riciclare le "americanate". D'altronde siamo abituati a vedere gli americani che ci rivendono le nostre cose... E siamo abituati a vedere come il cristianesimo abbia plagiato tradizioni antichissime.

Questa è l'ultima notte di raccolto, la vigilia del capodanno celtico, la vigilia di Samhain. L'inizio della metà oscura dell'anno.

Questa è la notte in cui si credeva che il mondo dei morti e quello dei vivi si riunissero, in cui lo scudo di Skathach, il velo tra il nostro mondo e l'oltretomba, si abbassa e il dio della morte manda gli spiriti a scegliere i corpi da possedere per l'anno che sta appena cominciando.

Era il giorno che non esisteva, il giorno senza luce, in cui gli spiriti tornavano e alcuni uomini potevano varcare le soglie di quello che sarà chiamato Ade dai Romani, in un abbraccio universale.

Questa è la notte in cui i contadini, finita l'estate, passavano bussando alle case chiedendo un aiuto per passare il rigido inverno senza morire di fame; chi rifiutava la carità, veniva impaurito con maledizioni e invocazioni di demoni e creature del regno dei morti.

Si esorcizzava la paura e le cose brutte dell'anno appena trascorso intorno ad un falò enorme, il fuoco sacro, indossando maschere orripilanti per tentare di spaventare gli spiriti. I druidi, al mattino, raccoglievano le ceneri del fuoco sacro e le distribuivano ad ogni famiglia, affinché accendessero il fuoco del nuovo anno dalle ceneri del vecchio, come un'araba fenice.

Oíche Shamhna shona duit!!!

posted by Buachaill @ 23:21 - mercoledì, 31 ottobre 2007
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posted by Buachaill @ 22:53 - lunedì, 29 ottobre 2007

Non voglio fare la recensione del film di Chaplin del 1936, ma la recensione di un viaggio.

Mio fratello ha deciso di sminchiare tutti i soldi che gli sono stati regalati al compleanno con un viaggetto di 5 giorni ad Amsterdam, domani mattina lo devo accompagnare a Fiumicino (e mi rode un po' che devo alzarmi alle sei e mezza perché lui deve andare a spasso, ma tant'è). Fin qui, tutto ok, magari l'avessi fatto io.

Lui sta da un annetto con D, che viene tranquillamente a casa, se ne stanno in camera loro a fare i loro comodi anche mentre i miei stanno in casa. È pure rimasta a dormire qua un paio di volte, tranquillamente accompagnata dalla madre. E questo pure è ok, figuriamoci, solo che io non ho mai avuto il coraggio o l'impudenza di farlo (non che mi fosse stato mai vietato, eh) e figurati se i genitori di Vale la mandavano a dormire da me, che siamo dovuti andare in Irlanda per avere il piacere di svegliarci nello stesso letto.

Ma la cosa che non mi capacito di capire è per quale diavolo di motivo ad Amsterdam ci va con P, una sua amica. P è fidanzata.

Ah, dimenticavo, per D non c'è nessun problema. Suppongo neanche per il ragazzo di P. Insomma, io non sono geloso e neanche Vale lo è, ma secondo me qualche piccola obiezioncina sarebbe uscita.

 

Come sentirsi antichi a 24 anni...

posted by Buachaill @ 22:53 - lunedì, 29 ottobre 2007
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posted by Buachaill @ 04:53 - domenica, 28 ottobre 2007

Tempo fa raccontai sul mio vecchio blog di aver ritrovato i diari del liceo e di averli sfogliati. Mi tornarono in mente vecchi ricordi che credevo sepolti, parecchi negativi ma alcuni piacevoli, tra cui il ricordo di una splendida amicizia, Francesca, con cui condivisi il banco tutto il liceo. Si chiacchierava durante le lezioni, ci si telefonava nel pomeriggio stando al telefono per ore, si studiava insieme... poi, subito dopo la maturità, non ci vedemmo né sentimmo più.

Proprio giorni fa stavo riordinando l'agenda, avendo perso quella sul vecchio palmare, quando vado a finire al 29 aprile. Mi chiedo: io sto giorno me lo ricordo per qualcosa. Pensa che ti ripensa, era appunto il suo compleanno. Mi torna in mente il numero di telefono di casa sua (avendolo fatto una o due volte al giorno per cinque anni, sarebbe stato strano il contrario), penso "uno di questi giorni la chiamo, magari le fa piacere".

Avevo chiamato (anche se avevo deciso di non chiamare nessuno) verso le dieci e mezza Fabrizio perché avevo voglia di una partita, lui mi fa "viene pure Tiziana, abbiamo una cosa per te". Ci prendiamo qualcosa, mi becco il regalino, poi rimango con lui per fargli compagnia al ritorno dopo aver lasciato a casa Tiziana. Verso l'una parcheggiamo al Meringo.

Succede che apro la portiera, scendo, un ragazzo contemporaneamente apre la macchina accanto alla nostra. Con la coda dell'occhio vedo entrarvi una faccia conosciuta. Mi giro, non capisco dove l'avevo già vista, mi rivolto e me la trovo davanti che camminava verso la macchina. Francesca. Stessi occhi celesti grandissimi, stessi identici occhiali, stessi capelli. Non è cambiata di una virgola, l'ho riconosciuta in un nanosecondo, neanche una persona che avessi visto tre ore prima. Le sorrido.

- Francesca...

Lei si blocca, si irrigidisce, capisco che è stupita, forse neanche mi riconosce immediatamente, poi fa un sorriso sulla faccia da parte a parte come era solita fare:

-...Angelooo!!!

- Da quanto tempo... Che fai qua?

- Abbiamo preso un gelato con Serena (nostra compagna di classe, stesso paese di Francesca). Serè, guarda chi c'è!!! Oddio... non mi pare vero...

- Ci pensavo proprio poco fa, io non ho più visto nessuno...

(scende Serena, anche lei non cambiata di un'acca, mi saluta)

- ...

- ...

- Angelo, m'ha fatto davvero tanto piacere...

- Anche a me, davvero. Insomma, che combinate?

- Niente di che, università, si va avanti...

- Dove state?

- Alla Sapienza.

- Allora? Che mi racconti?

- Mah, niente di che... tu che fai?

- Ho gli ultimi esami a dicembre, spero, ho quasi finito.

- Accidenti, ma da quant'è che non ci si vede?

- Francè, sono sei anni quasi... dalla maturità.

- Oddio non mi dire così, è davvero tanto...

- Abbiamo preso strade diverse, purtroppo. Magari cerchiamo di rivederci, ci organizziamo qualche volta...

- Sì, come no, tanto poi ricapiterà tra almeno tre anni, di sicuro...

- ...

- ...

- Beh, a presto allora.

- Speriamo di sì... Ciao...

- Ciao...

Quei maledettissimi, imbarazzanti secondi di silenzio. Di freddo gelido. Quei secondi in cui pensi "cazzo, non ti vedo da sei anni, eravamo come fratello e sorella, possibile che non abbiamo niente da dirci???". O forse abbiamo, cioè avremmo così tanto da dirci che non vien fuori nulla.

Quei secondi in cui ti tornano in mente in carrellata veloce tante cose, tutte, dai pomeriggi passati in camera sua a studiare latino e spettegolare su professori e compagni di classe a quel pomeriggio che passammo al telefono dalle tre alle otto e mezzo di sera, da quel magnifico capodanno 1999 in cui passammo tutta la notte a chiacchierare, uno accanto all'altra davanti il fuoco a casa di Stefano mentre gli altri ogni tanto dicevano "ma voi state insieme?", a quella gita in Sicilia a maggio del 2001 quando la prima sera mi sentivo solo e mi mancava tanto Valentina (stavamo insieme da tre mesi) e lei semplicemente si sedette accanto a me in silenzio per ore, a quel ritorno in pullman da una gita scolastica a novembre dello stesso anno, quando venivo trattato e mi sentivo già un estraneo nella mia classe, c'era stato un momento di freddezza anche tra noi e seduti vicini nella penultima fila di posti, a sinistra, le dissi "non mi allontanare, non mi escludere almeno tu", lei scoppiò a piangere e mi abbracciò. Ma non servì, ci stavamo già allontanando e io me ne ero già accorto.

Le parlavano gli occhi, me lo sono accorto, pensava le stesse cose che pensavo io, voleva dirmi qualcosa ma non sapeva assolutamente cosa. Sei anni non sono pochi, cambia tutto, cambiano le persone che frequenti, cambia il tuo modo di pensare, spesso cambia il tuo aspetto. Anche per me, ma ripudio il mio passato e poi lo rimpiango. Vado avanti e mi volto indietro.

Uno cosa dovrebbe fare? Chiamare sperando che l'imbarazzo per telefono si noti di meno, farsi raccontare e raccontare sei anni di vita? Rendersi conto in partenza che sarebbe tempo sprecato, pura formalità e ipocrisia? O sarebbe bene farlo, piacevole ricordare una vecchia e profonda amicizia ora sparita?

No, meglio di no.

Scendendo verso la sala biliardo, dico a Fabrizio:

- Quelle due ragazze erano due mie compagne di liceo.

- Sì, l'avevo capito.

- Con quella ragazza alta con gli occhiali, Francesca, eravamo l'uno il migliore amico dell'altra. Come fratelli.

- E invece vi siete parlati come due estranei che non sanno che dire e parlano del tempo.

- Già. Sono passati sei anni.

Ho giocato svogliato, pervaso da un senso di tristezza.

Dicono che una delle caratteristiche dello Scorpione sia quella di ricordare tutto. Specialmente le offese, in generale tutto ciò che lascia sentimenti forti.

Che è vendicativo, ostinato, ambizioso, cocciuto, a volte spietato, freddo, drastico, cattivo, senza scrupoli, persegue i propri obiettivi senza guardare in faccia nessuno, ad ogni costo e con ogni mezzo, vuole solo vincere e stracciare l'avversario.

Non ha mezze misure, o ama profondamente con tutto se stesso o odia in maniera violenta, ama le sfide e l'eccesso, odia la debolezza e l'indecisione. È il meglio ed il peggio di ciò che può esserci in un essere umano. Ama l'abisso più profondo e la montagna più inaccessibile.

È capace di entrare a spallate nel profondo delle persone, di vedere cosa c'è sotto, di analizzarle, sviscerarle, rivoltarle, capirle fino all'ultima fibra del loro essere, di fare tutto mettendoci solo passioni profonde e contemporaneamente di alzare muri di sarcasmo e distacco perché ha paura di essere tradito o ferito o deluso.

Darebbe la vita per un amico, davvero e non per retorica, ci sarebbe sempre, fino alla fine, farebbe qualsiasi sacrificio, ma ucciderebbe un nemico senza pensarci su.

Ecco, a volte vorrei essere capace di dimenticare le persone. Sarebbe più facile, ma non ne sono mai stato capace.

posted by Buachaill @ 04:53 - domenica, 28 ottobre 2007
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posted by Buachaill @ 17:53 - sabato, 27 ottobre 2007

Quando d'ora in poi, preso dalla struggente voglia di trovarmi in terra irlandese, consumato dalla nostalgia dell'Irlanda che fu, dovrò cercare un palliativo, non andrò più sul sito della Ryan a vedere quanto mi costerebbe il prossimo Roma-Dublino o Roma-Shannon, non aprirò più AutoRoute favoleggiando itinerari di viaggio tra verde e mare.

Me ne andrò in Via del Plebiscito, vicino Piazza Venezia, a Roma.

L'antefatto: giovedì pomeriggio Davide verbalizza l'ultimo esame prima della tesi specialistica e decide di uscire a bere qualcosa con me ed un altro amico. Io mi ricordo di un pub nella zona suddetta, uno dei primi irish pub romani insieme al Fiddler's Elbow ed al Druid's Den. Arrivati lì, delusione: cambio di gestione, cambio di nome, cambio di genere (è uno scottish pub che di scottish non aveva niente), cambio di menu, "media o piccola, noi non serviamo pinte o mezze pinte"... insomma, prendiamo una Guinness al volo (spillata male, tra l'altro) e andiamo via.

Nell'andare dal parcheggio al pub, mi era andato l'occhio su una porticina rossa in via del plebiscito, luminarie classiche con l'arpa di Brian Boru e lo stemma della stout più famosa al mondo, bacheche esterne con menu e lavagnetta indicante l'evento o concerto della serata. Mi attirava, quindi dopo la deludente esperienza entriamo lì, allo Scholars' Lounge Irish Pub.

Che dire... Una luce nel mezzo di una settimana stressante.

Mi sono sentito a casa mia.

Guinness non da esportazione, spillata con maestria, con un aroma che sentiresti solo a Dublino. Cibo ottimo, menu pari pari a quelli "classici" che troveresti, che so, a Inch (difficile trovare Irish Stew, Beef in Guinness e Wild Irish Salmon fatti a regola d'arte in un altro pub di Roma). Arredamento che hai già visto, molto simile, in quel posto nel Beara più selvaggio dove arrivasti dopo esserti perso. Stessi suoni, peccato per lo schermo (che però era sintonizzato su Sky GB).

Prezzi, ahimè, uguali se non superiori a quelli di Temple Bar, ma a questo punto non mi importava più di tanto. Comunque, non superiori agli altri pub romani. Peccato pure per l'uomo di sorveglianza all'esterno, comunque gentilissimo, comprendo fosse necessario quando vengo a sapere che vengono a volte gruppi di scozzesi e inglesi, magari per le partite di rugby (mi piace pensare che lì vedano anche gaelic football e hurling)... e questi ultimi di solito non sono proprio molto ben visti quando cominciano ad ubriacarsi e importunare (ed anche perché sono intrinsecamente inglesi, diciamolo).

Ma diciamo il vero motivo per cui mi sono sentito a casa: NON C'ERA UN ITALIANO MANCO A PAGARLO. A parte noi, ovviamente. Tutti, e dico TUTTI, Irlandesi. Manco pensavo che ne potessi trovare una concentrazione così a Roma. Gestori irlandesi, cameriere irlandesi, clienti irlandesi. Lo si capiva, dalle fattezze e dalla lingua. Veniamo apostrofati da una ragazza sorridente che viene a prendere le ordinazioni parlando un inglese inconfondibile. Resta a scherzare qualche minuto, prendendo in giro Andrea che non prende nulla da mangiare: "guarda che ti ubriachi prima!"...

Arrivano la mia Guinness e i loro Black & Tan (Harp lager + Guinness). Andrea propone un brindisi per festeggiare Davide, insisto io per uno Sláinte! ad alta voce: un signore di mezza età si gira verso di noi e sorride. Forse per la pronuncia non perfetta (il mio "sloncia" forse è venuto non proprio come lo direbbero sulle Aran), voglio immaginare perché magari è difficile sentirlo da tre italiani al centro di Roma.

 

Una cosa mi ha fatto davvero dubitare di essere dov'ero e non in Irlanda... chi sa di cosa parlo capirà: alle dieci e mezza, la ragazza di prima (che era venuta anche altre volte per sincerarsi che fosse tutto OK... il suo "buon appetito" in un italiano stentato e con un gran sorriso, dopo aver capito che non eravamo irlandesi, era quasi commovente ) viene a ritirare i bicchieri.

- We'd like to take something else...

- Sorry, the kitchen is closed... but if you want something to drink, you're more than welcome!

 

Lo so di essere "more than welcome": questo è il mio pezzo d'Irlanda in Italia...

posted by Buachaill @ 17:53 - sabato, 27 ottobre 2007
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posted by Buachaill @ 21:49 - domenica, 21 ottobre 2007

Però...

- Cazzarola è freddo davvero oggi.

- Fai ripartire i termosifoni, che sarebbe ora, o accendi il condizionatore. Ti ricordi come si mette in modalità riscaldamento?

- No, guarda, accendo il fuoco. Scendo a prendere un po' di legna.

21102007016

Lo aspetto tutti gli anni da quando finiscono le vacanze e si sta più tempo in casa per studiare. Divento come i bambini che aspettano che la nonna o la mamma finiscano di versare la crema del ciambellone nello stampo per il forno per raccogliere quella rimasta, passando l'indice ed il medio sulla superficie della ciotola e poi via in bocca. Mi piace essere investito dal calore del camino. Mi ci piazzo davanti di schiena, rischiando di farmi il culo come una caldarrosta, finché non mi scotto quasi e poi mi siedo in poltrona e tutto il calore mi sale su per tutto il corpo e poi mi ci ripiazzo davanti. Aspetto che la fiamma si abbassi e rimango a guardare le braci che fanno luce, ora gialla, ora arancio, ora rossa, pulsante, che emanano calore. Mi piace "sfruculiarle", spargendole, vedendole rispondere diventando tutte rosse e ardendo ancora di più, come una donna che si emoziona e si eccita alle carezze dell'uomo che ama.

"A house doesn't make a home", dicono gli U2 in "Sometimes you can't make it on your own". Perché, per me, una casa anche bellissima, ma senza un fuoco acceso né nel camino né nel cuore non ha senso di esistere...

posted by Buachaill @ 21:49 - domenica, 21 ottobre 2007
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posted by Buachaill @ 18:43 - sabato, 20 ottobre 2007
Perché? Perché non c'ero???

I want to run
I want to hide
I want to tear down the walls
That hold me inside
I want to reach out
And touch the flame
Where the streets have no name

I want to feel sunlight on my face
I see the dust cloud disappear
Without a trace
I want to take shelter from the poison rain
Where the streets have no name

Where the streets have no name
Where the streets have no name
We're still building
Then burning down love
Burning down love
And when I go there
I go there with you
It's all I can do

The city's aflood
And our love turns to rust
We're beaten and blown by the wind
Trampled in dust
I'll show you a place
High on a desert plain
Where the streets have no name

Where the streets have no name
Where the streets have no name
We're still building
Then burning down love
Burning down love
And when I go there
I go there with you
It's all I can do
Our love turns to rust
We're beaten and blown by the wind
Blown by the wind
Oh, and I see love
See our love turn to rust
We're beaten and blown by the wind
Blown by the wind
Oh, when I go there
I go there with you
It's all I can do

posted by Buachaill @ 18:43 - sabato, 20 ottobre 2007
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posted by Buachaill @ 21:25 - venerdì, 19 ottobre 2007

Tieni, ti regalo una rosa, perché a me piacciono le donne di una volta...

Anche perché alla seconda volta già rompono le palle"

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"Ho avuto un colpo di sonno mentre leggevo un libro"

"...cos'è???"

"È l'allegato che ti danno col DVD in edicola"

posted by Buachaill @ 21:25 - venerdì, 19 ottobre 2007
commenti [popup] || commenti inline || tags: comiche, tv
posted by Buachaill @ 17:59 - giovedì, 18 ottobre 2007

Ha vinto lui. Si è suicidato con onore.

Insomma, forse un aiutino glie l'ho dato.

Ora però se in un'inserzione su eBay ci sarà scritto "vendo MAGNIFICO Mio A701 NUOVISSIMO ancora in garanzia, PERFETTAMENTE FUNZIONANTE", beh, non venite a bussare a me, dopo. Sono solo un povero studente bisognoso di quattrini.

(Scherzo )

posted by Buachaill @ 17:59 - giovedì, 18 ottobre 2007
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posted by Buachaill @ 19:26 - mercoledì, 17 ottobre 2007

No, non è qualunquismo.

Ad aprile scorso, stanco della miriade di fili in giro per la macchina tra palmare, ricevitore GPS e telefono, stanco di dover cambiare le batterie, insomma stanco di tutta quella tecnologia obsoleta, decisi di comprare un mostro di palmare-telefono-navigatoreGPS, un giocattolo così potente da avere quasi vita propria:

A701

 

Questo ipertelefono ha così tante funzioni e così tanti programmi che ci vorrebbero ore ad elencarli.

Ebbene, sto smanettando (e smadonnando) sopra il suddetto supercalcolatore che manco la NASA da stamattina.

 

 

Non mi fa più ricevere né inviare chiamate. Questa è la volta buona che torno al nokia 3210.

posted by Buachaill @ 19:26 - mercoledì, 17 ottobre 2007
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posted by Buachaill @ 23:00 - martedì, 16 ottobre 2007

...che la musica non tocca solo l'anima.

Insomma, stavo lasciando i polmoni sul tapis roulant quando partono, in rapida successione, The Final Countdown degli Europe, Burning Heart, Eye of The Tiger e No Easy Way Out dei Survivor, più tutta la colonna sonora di Rocky.

 

Insomma, sarà una banalità, ma dicono che abbia fatto gli ultimi 5 minuti di tapis roulant a velocità massima sbuffando come una ciminiera manco fossi stato sulle cime innevate della Russia, che abbia aumentato di 10 kg i pesi sulla pectoral machine senza colpo ferire e abbia fatto i sollevamenti su panca come se stessi alzando il carro con Paulie, Mickey e Adriana sopra (chi ha visto Rocky IV, ma mi rifiuto di pensare che qualcuno non l'abbia visto, mi capirà).

E per fortuna che ero in palestra. Fossi stato a casa (complici i nervi a fior di pelle in questo periodo, testuali parole di S. dopo il massaggio alla schiena: "stai tirato come una corda di violino"), avrei cominciato a prendere a pugni qualcosa. Mi capita sempre, a 12 anni fracassai una porta a vetri maciullandomi una mano.

Oh, non ci posso fà niente, i Survivor mi caricano troppo.

(P.S.: menare pugni ai quarti di bue fa un male cane)

posted by Buachaill @ 23:00 - martedì, 16 ottobre 2007
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